mercoledì 25 marzo 2020

"Senza niente"

plumcake vegan e gluten free
Quasi dieci anni fa non ricordo se fosse un lunedì o un martedì, se fosse mattina o pomeriggio oppure sera. Ricordo che tutto iniziò da un impasto. Di pasta frolla, perchè la crostata è sempre stata il cavallo di battaglia della nostra cucina, al secondo posto, però, rispetto allo strudel di mele. Un impasto che mio papà lavorò con mano esperta nella ciotola bianca della Krups che ancora adesso utilizzo. Un impasto profumato di rhum e limone, perchè noi lo aromatizziamo così - ed è ciò che fa la differenza. Un impasto che ha segnato, indiscutibilmente e irreversibilmente, l'inizio del mio amore per la cucina. E vi dirò: questa affermazione è in totale contrasto con la me di quegli anni. 

La me di cui non ho mai parlato e che qui non ho mai fatto trasparire. Ma che Marta e Agnese conoscevano bene. La me che cucinava, sì, ma che a malapena assaggiava. A volte bisogna perdersi completamente per ritrovarsi del tutto. E il blog, per quanto poco possa contare, è stato uno spiraglio di luce costantemente presente. Che, anche quando io non volevo vederlo, c'era: ero io, che continuavo a dedicarmici. E che al tempo stesso, volevo annientare quella parte di me. 

In dieci anni di cose ne succedono tante. Soprattutto quando sei soltanto un'adolescente. Quando ti devi ancora costruire, trovare una tua identità. Quando sei ancora, soprattutto, una bambina. Quando non sai ancora bene cosa è giusto fare e perchè certe cose accadono. E tu non le sai gestire. 
Ma a quell'età sai riconoscere cosa ti fa stare bene. E allora ci provi, per una volta smetti di non ritenerti all'altezza e ti metti in gioco. E non posso che ringraziare la me di 10 anni fa per non avere mai abbandonato ciò che è più di un semplice passatempo... È cura.

E' iniziato così: finestra luminosa, tenda bianca per schermare la luce diretta, sgabelli, assi di legno, gite ai mercatini dell'antiquariato la terza domenica del mese alla ricerca di vecchie posate sulla via dell'arrugginimento, ricerca di altrettante nel cassetto della cucina di nonna. Scatti in apnea, idee sempre nuove, chiacchiere con quelle amiche virtuali che seguivo assiduamente prima di entrare anche io a far parte di questo mondo. 

Non mi ricordo più nemmeno io quello che ho raccontato nel tempo. Di sicuro non ho mai parlato molto di me, preferendo rimanere dietro le quinte. Soffermandomi sui dettagli come mi è sempre piaciuto fare. Prediligendo le ricette di dolci per comodità, e a volte mettendole alla prova con le insidie della cucina vegana che per me è soprattutto gioco, sfida e salute. Ed è proprio questo che rappresenta questo dolce. Fresco, con l'inaspettata rusticità della farina di mais e con la nota ricca del cioccolato a rinforzare le fette che invogliano a scendere dal letto la domenica mattina.


Plumcake marmorizzato con gocce di cioccolato
(ispirato ad una ricetta di Romina Coppola):
Ingredienti:
farina di riso, 250 g
farina di mais, 50 g
amido di mais (o fecola di patate), 4 cucchiai
cremor tartaro, 18 g (oppure 16 g di lievito per dolci in polvere)
zucchero di canna, 100 g
cacao amaro, 20 g
cannella in polvere, 1 cucchiaino
olio vegetale, 60 g
latte vegetale non zuccherato, 300 g
gocce di cioccolato, 50 g

In un recipiente grande unire la farina di mais e di riso, il cremor tartaro (o il lievito per dolci), lo zucchero e la cannella. Mescolare bene.
Aggiungere l'olio vegetale e il latte vegetale mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi.
Trasferire circa un terzo dell'impasto in una ciotola più piccola ed unire il cacao amaro setacciato, quindi amalgamarlo bene.
Nei due terzi rimasti, unire l'amido di mais (o la fecola di patate) e le gocce di cioccolato, quindi amalgamarli bene.

Versare l'impasto chiaro in una teglia foderata di carta forno, aggiungere anche quello scuro formando dei decori con l'aiuto di uno stuzzicadenti. 

Cuocere in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti, facendo la prova stecchino per verificare la cottura. Lo stuzzicadenti dovrà uscirne ben asciutto. Sfornare e lasciare raffreddare prima di servire.

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